
Le recenti aggressioni neoquadristiche per le vie di Lecce a danno di giovani antifascisti sono riconducibili all’attivismo di Casa Pound e Blocco Studentesco. Sempre più diventa necessario chiedere a tutti i livelli la chiusura delle sedi riconducibili a questo gruppo dichiaratamente neofascista.
Applicare le norme costituzionali e le leggi vigenti sul divieto di apologia del fascismo, di ricostituzione di partiti e movimenti fascisti, di istigazione all’odio razziale, diventa sempre più necessario.
Il gruppo di Casa Pound attivo da qualche anno in città dissimula le sue attività sotto forma di richieste sociali, ma le sue sedi sono luoghi di reclutamento, addestramento, indottrinamento. La gioventù neofascista di Casa Pound ha alle spalle pesanti protezioni politiche ed istituzionali evidenti e dimostrabili.
I neosquadristi cercano di aprirsi strada nello spazio pubblico della città e nei suoi luoghi, di legittimarsi e ottenere riconoscimenti nonostante siano dichiaratamente ispirati da dottrine di violenza, razzismo, discriminazione.
Assessori del Comune e della Provincia sono andati spesso a legittimare le loro iniziative, finanziando progetti e fornendo spazi pubblici, in un modo irresponsabile che la dice lunga su chi intende utilizzare questa presenza aggressiva.
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Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.

Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica. Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.
A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato. Prosegui la lettura…

di Gianni Rinaldini e Luca Casarini - Una delle peculiarità di questa crisi, che a nostro avviso è allo stesso tempo «del» e «nel» capitalismo, sembra quella di rendere tutto molto cristallino. L’opacità classica dei processi che in ultima istanza generano ciò che chiamiamo sfruttamento e dominio sull’uomo e sulla natura, è sostituita da un disvelamento che appare persino arrogante, tanto è palesato. Il passaggio del Governo Monti è in qualche modo figlio di un’idea bipartisan di abdicazione della politica e della democrazia. Negarlo, come fanno coloro che lo ritengono un’obbligata conseguenza dell’emergenza, è solo un modo per imbrogliare i cittadini e se stessi. Anche l’Europa, per la prima volta, si presenta per quello che è: lo spazio politico dove l’egemonia neoliberista della finanza del capitale e del mercato, è fatto proprio dal sistema dei partiti e dei governi, fuori e contro gli ideali, e la retorica, dei “padri fondatori”. Prosegui la lettura…
di Etienne Balibar – «Il ricatto del caos, la minaccia continuamente ribadita di un degradazione del debito, possono tetanizzare i riflessi democratici». Il manifesto, 25 novembre 2011
Che cosa è accaduto in Europa, tra la caduta del governo greco e italiano, e il disastro della sinistra spagnola alle elezioni di domenica scorsa? Una peripezia nella piccola storia dei rimpasti politici che si estenuano a inseguire la crisi finanziaria? Oppure il superamento della soglia nello sviluppo di questa crisi che ha compromesso irreversibilmente le istituzioni e le loro modalità di legittimazione? A dispetto delle incognite, bisogna rischiare un bilancio. Prosegui la lettura…
di Paolo Cacciari – Bisogna uscire da quella economia «che pone gli interessi del capitale sopra a quelli del lavoro e della stessa vita delle persone e dell’ecosistema terrestre» Il manifesto, 29 ottobre 2011
Le vecchie ricette keynesiane non hanno più margini in una crisi strutturale di queste dimensioni e qualità. Deve decrescere la dipendenza dal mercato e dall’ossessione del Pil.
Alzino la mano quanti hanno azioni? Pochissimi, a giudicare dal fatto che non ci dicono mai la loro vera consistenza (numero di persone per il valore delle azioni possedute). Alzino la mano quanti hanno titoli di stato? Non molti e comunque posseggono meno della metà della metà del valore dei titoli emessi (la metà è all’estero, l’altra metà è nelle casse di imprese e investitori istituzionali vari). Alzi la mano chi ha denari in banca? Abbastanza, ma si accontentano di interessi che non proteggono nemmeno dall’inflazione. E allora, chi se ne frega del default ! Falliscano pure banche e stati, non vengano rimborsati i prestiti che hanno avuto, o vengano congelati in attesa di tempi migliori. Prosegui la lettura…
L’editoriale e un commento sulla recente strage causata dalla politica del territorio tenacemente perseguita in Italia, oggi ancor peggio di ieri. Il manifesto, 27 ottobre 2011
CALAMITÀ MORALE di Franco Arminio
Sospeso sulle argille/ di una vecchia collana,/ il paese perde le sue perle,/frana. Può essere ottobre o maggio, può essere la Liguria o la Calabria, la scena si ripete e la pioggia porta via i muri, le macchine e qualche volta anche le persone. Ogni volta si leva il lamento sull’assenza di prevenzione, poi cala il silenzio, in attesa della prossima sciagura. E invece la sciagura è sempre in corso, la frana non finisce mai, lo smottamento è perenne e quando non porta via le case, comunque apre crepe, distende altri fili nella ragnatela delle faglie. L’Italia è un paese fragilissimo che scompare mano a mano che viene costruito. Prosegui la lettura…
Il secondo quesito referendario non è stato attuato e le tariffe non sono state ridotte.
Il Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” prende spunto dalle recenti affermazioni del Capogruppo del PD alla Regione, il quale insiste sulla necessità di dare reale attuazione all’esito referendario che “impone l’obbligo di una rideterminazione della tariffa con l’esclusione della quota, pari al 7%, relativa alla ‘remunerazione del capitale investito”, sollecitando tutte le forze politiche che siedono nel Consiglio Regionale ad adoperarsi, senza tentennamenti, per la piena attuazione della volontà così chiaramente espressa dai cittadini con i Si ai referendum. Prosegui la lettura…

Nel prossimo consiglio comunale il Comune di Guagnano sarà chiamato ad esprimere parere sulla possibilità (chiamiamolo rischio) di realizzare un mega impianto eolico sul nostro territorio. Il parere avrà ricadute pesantissime sotto tutti profili (ambientale, culturale, economico, sociale, ect.). Su una scelta come questa, fortemente sensibile agli interessi collettivi delle generazioni attuali e future, strettamente connesso con il futuro del territorio e il suo modello di sviluppo, sentiamo il dovere di non sottrarci in alcun modo dal poter esprimere anche il nostro assoluto e incondizionato NO alla realizzazione dell’impianto eolico. Conosciamo i nostri amministratori e consiglieri come anche la loro ferma volontà a bloccare un intervento incompatibile con la vocazione della nostra terra, in difesa del presente e del futuro della comunità. Siamo convinti che anche stavolta sapremo ribadire unitariamente e con forza, al di là delle appartenenze, che il nostro territorio non è in vendita!
I motivi sono bene espressi dal comunicato inviato dai Comitati del Salento che di seguito pubblichiamo: Prosegui la lettura…
Categorie:COMUNICATI, GENERALE, POLITICA Tag: cittadinanza attiva, devastazione industriale, ecocompatibilità, futuro del territorio, no eolico, sviluppo sostenibile, terre del negroamaro, terre del vino, territorio

di Giulio Marcon - La giornata internazionale di mobilitazione del prossimo 15 ottobre degli “indignados” marca la ripresa di una mobilitazione dei movimenti sociali globali contro il neoliberismo, per una diversa idea di Europa, per una fuoriuscita dalla crisi dalla parte dei deboli e di ha pagato in questi anni un modello di sviluppo iniquo e socialmente ed ecologicamente insostenibile. Si tratta di un’opportunità importante di costruire un fronte europeo nella costruzione di un’alternativa di fronte alle conseguenze della crisi e alle politiche neoliberiste che l’hanno accompagnata.
Proprio il dibattito di queste settimane sul manifesto lanciato insieme alla campagna Sbilanciamoci sulla “rotta d’Europa” ha evidenziato i punti critici, le fratture, ma anche le potenzialità di una ripresa di un’iniziativa per un’ “Europa dal basso” fondata sulla democrazia, su un modello sociale fondato sulla coesione, l’eguaglianza, la sostenibilità ambientale. Prosegui la lettura…

Si è costituito a Firenze il comitato provinciale de “L’Italia sono anch’io”, una campagna lanciata nel giugno scorso da 18 organizzazioni della società civile per mettere al centro dell’attenzione pubblica i diritti di cittadinanza degli stranieri che vivono nel territorio italiano. Oltre a promuovere attività di informazione e sensibilizzazione, le realtà aderenti si impegneranno dal prossimo autunno in una raccolta firme per due proposte di legge di iniziativa popolare.
Ecco il manifesto a cui aderire:
Le persone di origine straniera che vivono in Italia sono oggi circa 5 milioni (stima Dossier Caritas Italiana Fondazione Migrantes al 1° gennaio 2010), pari all’8 % della popolazione totale. Di questi un quinto circa sono bambini e bambine, ragazzi e ragazze. Nati in gran parte in questo Paese, solo al compimento della maggiore età si vedono riconosciuto il diritto a chiederne la cittadinanza. Il luogo di provenienza dei loro genitori è lontano, spesso non ci sono mai stati. A loro, alle loro famiglie, vengono per lo più frapposte soltanto barriere. Limitazioni insormontabili e ingiustificate, che danno luogo a disuguaglianze, ingiustizie e persecuzioni. Prosegui la lettura…